Schifano Mario (Grafica)

  • Data
    30 Aprile, 2022
    Numero: 239 Autore: Schifano Mario Titolo: Paesaggio anemico Tecnica: Serigrafia marerica su cartoncino Misura: cm. 98,5x69,5 Tiratura: 199 copie Esemplare: 53/199 Firmato: In basso a desta Documenti: Certificato della galleria Cornice: Si
  • Data
    28 Aprile, 2022
    Numero: 57 Autore: Schifano Mario Titolo: Buio inquinato 1996 Tecnica: Serigrafia su cartoncino Misura: cm. 100x70 Tiratura: 100 copie Esemplare: H.C.  2/100 Firmato: In basso a destra; pubblicata sul catalogo della Torcular 1996-1997 al n. 23. Documenti: Certificato della galleria più catalogo Cornice: Si  

Biografia

(Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998) è stato un artista, pittore e regista italiano. Insieme a Franco Angeli e Tano Festa rappresentò un punto fondamentale della Pop art italiana ed europea. Perfettamente inserito nel panorama culturale internazionale degli anni sessanta, era reputato un artista prolifico, esuberante ed amante della mondanità. L’abitudine alle droghe che durò per tutta la sua vita gli valse l’etichetta di artista maledetto. Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere e riuscì a elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le “tele computerizzate”). La prolificità dell’autore e l’apparente semplicità delle sue opere hanno portato alla diffusione di un grande numero di falsi, soprattutto dopo la sua scomparsa. Mario Schifano nacque nella Libia italiana, dove il padre, di origine siciliana, era impiegato del ministero della Pubblica Istruzione e collaboratore di Renato Bartoccini. Dopo la fine della guerra tornò a Roma dove, a causa della sua personalità irrequieta, lasciò presto la scuola, lavorando in un primo momento come commesso, per poi seguire le orme del padre che lavorava al museo etrusco di Villa Giulia come archeologo e restauratore. Grazie a questa esperienza si avvicinò all’arte eseguendo, in un primo periodo, opere che risentivano dell’influenza dell’Arte informale. La sua prima mostra personale fu alla Galleria Appia Antica di Roma nel 1959. Sul finire degli anni cinquanta partecipò al movimento artistico Scuola di Piazza del Popolo assieme ad artisti come Francesco Lo Savio, Mimmo Rotella, Giuseppe Uncini, Giosetta Fioroni, Tano Festa e Franco Angeli. Il gruppo si riuniva al Caffè Rosati, bar romano allora frequentato fra gli altri da Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Federico Fellini e situato a piazza del Popolo, da cui presero il nome. Nel 1960 i lavori del gruppo vengono esposti, in una mostra collettiva, presso la Galleria La Salita. Nel 1961 ottiene il Premio Lissone per la sezione “Giovane pittura internazionale” e una personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis a Roma. Nel frattempo, al Caffè Rosati aveva conosciuto fra gli altri la sua futura amante Anita Pallenberg, con la quale fece il suo primo viaggio a New York nel 1962 dove entrò in contatto con Andy Warhol e Gerard Malanga frequentando la Factory e le serate del New American Cinema Group. In questo periodo partecipò alla mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery, una collettiva che comprendeva gran parte dei giovani artisti della Pop art e del Nouveau Réalisme, fra cui Andy Warhol e Roy Lichtenstein[1]. Ebbe poi occasione di partecipare alla vita mondana newyorkese che lo portò alle prime sperimentazioni con l’LSD. Al suo ritorno da New York, dopo aver partecipato a mostre a Roma, Parigi e Milano, partecipò nel 1964 alla XXXII Esposizione internazionale d’arte. In questo periodo, i suoi quadri definiti “paesaggi Anemici”, nei quali è la memoria a evocare la rappresentazione della natura con piccoli particolari o scritte allusive, compaiono in embrione le rivisitazioni della storia dell’arte che lo portarono più tardi alle famose opere pittoriche sul futurismo[4]. Sono dello stesso anno anche i suoi primi film in 16 mm Round Trip e Reflex, che lo inseriscono, come figura centrale del cinema sperimentale italiano, al margine di quel movimento che di li a poco avrebbe portato all’esperienza della Cooperativa Cinema Indipendente, alla quale non aderì mai apertamente. A Roma conobbe e frequentò Marco Ferreri e Giuseppe Ungaretti al quale, già ottantenne, offrì una serata al Peyote. Ma una delle conoscenze di questo periodo che più lo influenzarono fu quella con Ettore Rosboch, con il quale strinse una profonda amicizia, basata sulla comune passione per la musica. In quegli anni, anche grazie ai continui viaggi a Londra, i due strinsero amicizia con i Rolling Stones, ai quali presentarono Anita Pallenberg che nel 1965 iniziò una relazione con Brian Jones, per poi diventare, anni dopo, la moglie di Keith Richards. Nel 1965 partecipa alla Biennale di San Marino e alla Biennale di San Paolo del Brasile e realizza il suo ciclo di lavori dal titolo Io sono infantile, risvegliando l’interesse fra gli altri di Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo dell’Arco e Goffredo Parise. [….]